CINOFILIA, E’ NATA LA PRIMA ASSOCIAZIONE ESCLUSIVA DI CATEGORIA.  AL FIANCO DEGLI ALLEVATORI PER DECIDERE IL FUTURO DEL SETTORE

CINOFILIA, E’ NATA LA PRIMA ASSOCIAZIONE ESCLUSIVA DI CATEGORIA. AL FIANCO DEGLI ALLEVATORI PER DECIDERE IL FUTURO DEL SETTORE

Il Gruppo Allevatori Cinofili (G.A.C.), già operativo da qualche mese, si è evoluto e strutturato diventando la prima associazione di categoria interamente dedicata al settore dei circa 9mila allevatori italiani di cani di razza, attualmente suddivisi in tre categorie: occasionali, amatoriali (che insieme costituiscono quasi l’80 per cento del totale) e professionali. L’assemblea costitutiva, con approvazione dello Statuto e la ratifica di un primo organigramma operativo, si è tenuta in modalità online.

Nato all’indomani della prima inchiesta di Report (RaiTre), che aveva denunciato una serie di anomalie nella gestione del settore cinofilo in Italia, il G.A.C.(https://www.facebook.com/associazionenazionalegruppoallevatoricinofili) si è riproposto da subito di difendere l’immagine dei tanti allevatori etici in Italia, travolti da uno tsunami di polemiche e di interrogativi che ha finito per gettare fango in modo indiscriminato su una filiera che pur vantando ampi riconoscimenti a livello internazionale per qualità e serietà, da anni lamentava una scarsa attenzione da parte del legislatore pur contribuendo in modo determinante alla valorizzazione del Libro Genealogico Nazionale del cane di razza, che è di fatto un bene pubblico. La cinotecnica, di competenza del Masaf – sottolinea il GAC – fino ad oggi è stata ingessata da una vecchia legge (la n. 349 del 1993) e da anni gli operatori chiedono una legge-quadro al passo con i tempi e che normi l’intero settore in maniera coerente con lo sviluppo e i cambiamenti avvenuti in questi anni. Una normativa, soprattutto, che consideri nuovi modelli di allevamento più moderni, che rispettino davvero il benessere animale ed escano dalla attuale e superata concezione del modello Canile.

“Un cane allevato nel rispetto del suo etogramma, della sua genetica e dei suoi bisogni primari – spiega Attilio Presta, allevatore e presidente pro tempore della neo costituita Associazione – sarà un cane sano, equilibrato e felice. Non è l’etichetta di ‘animale da compagnia’ a tutelarlo, ma la responsabilità e la competenza di chi è preposto a legiferare e di chi lo alleva. Ecco perché i termini ‘Selezione, Etica, Responsabilità’ non sono stati scelti a caso, così come non lo è la restante parte del nostro Logo . Queste peculiarità vanno riconosciute a tutte le tipologie degli Allevamenti attualmente operanti in Italia. Il nostro obiettivo è di promuovere, aiutare ed elevare queste qualità”.

Scopo dell’associazione di categoria sarà essenzialmente quello di fornire un supporto tecnico qualificato alle Istituzioni in qualità di Stakeholders e agli allevatori per aiutarli, in vista dell’applicazione di una serie di direttive e Regolamenti a livello europeo, a districarsi in quella che è ormai diventata una sorta di giungla dove le autorizzazioni amministrative, in mancanza di una norma generale adeguata, sono diverse e spesso contrastanti non solo all’interno di una stessa regione ma addirittura tra comuni limitrofi. E con una serie di anomalie, prima fra tutte quella di continuare a considerare l’allevamento del cane di razza all’interno del comparto agricolo e sottoposto a regole sanitarie relative agli animali da reddito e in alcuni casi risalenti a Regi Decreti del 1934.

Per fare questo, l’associazione G.A.C. si avvarrà del supporto e della consulenza di adeguate figure professionali e promuoverà studi scientifici e convegni nell’intento di fornire agli allevatori tutte le conoscenze e gli strumenti tecnici per poter ottenere in modo rapido e semplice le necessarie autorizzazioni sotto il profilo sia amministrativo sia fiscale quest’ultimo totalmente assente. Le nuove direttive europee richiederanno infatti una serie di adeguamenti sia amministrativi, sia strutturali ai quali tutti gli allevatori saranno chiamati ad adeguarsi ed attualmente il nostro Paese non è pronto a recepirle con la giusta ratio (prima fra tutte l’equa concorrenza tra gli operatori dei Paesi Membri).

“Intendiamo insomma – conclude Presta – rappresentare e dare piena voce agli interessi e alle aspettative del mondo allevatoriale nella sua interezza per evitare quanto è già accaduto con la predisposizione del Regolamento SINAC, contestato da tutti gli addetti proprio perché scritto senza competenze specifiche. In tutta Europa le normative vengono concepite sentendo prima i portatori di interesse, gli Stakeholders appunto. Solo in Italia funziona che tutto avviene in assoluta segretezza, fino alla definitiva promulgazione”.

“Il fatto che il Legislatore volesse precedere, con una norma restrittiva, l’emanazione del Regolamento Europeo sul benessere animale e sugli Allevamenti, senza coinvolgere gli Stakeholders e nella massima riservatezza – rileva l’Associazione GAC – ci ha subito molto preoccupati. L’Italia, infatti, contrariamente a quanto è stato affermato dai Rappresentanti Istituzionali in sede di valutazione del Regolamento Europeo stesso (“Il nostro Paese si colloca in posizione di avanguardia, con una legislazione precoce e molto avanzata rispetto a numerose previsioni del regolamento”) non è assolutamente vero. L’80% degli Allevamenti non trovano una propria collocazione normativa e spesso non riescono nemmeno a legalizzare la propria posizione laddove vogliono aprire un Codice Ateco e iscriversi nel Registro delle Imprese. Questo perché esiste una unica Legge che è del lontano 1993 e che li definisce Imprenditori Agricoli senza però riconoscerli come tali se non a valle di altri requisiti. Il risultato di questa cieca politica è un Paese diviso in 20 regioni con normative diverse tra di loro e che producono differenze negli standard di benessere degli animali e portano a disparità di prezzo. Disparità che vengono sfruttate dagli allevamenti illegali e dagli importatori di cuccioli dalle Pet Farm dell’Est Europa e che sono i vettori di malattie che da noi erano sparite e che ora sono tornate prepotentemente.

Questa scarsa attenzione da parte del legislatore su una filiera così importante e che con il proprio “lavoro di selezione” rivolto al cane di razza contribuisce alla valorizzazione zootecnica del Libro Genealogico Nazionale che, ripetiamo, è di fatto un bene pubblico, necessita quindi di una voce competente e rappresentativa affinché si possano iniziare a costruire quei percorsi normativi nazionali che consentiranno di recepire la normativa Europea senza creare condizioni di svantaggio rispetto ai competitors interni e degli altri Paesi Membri. Inoltre, nel nostro Paese gli animali da compagnia sono ancora equiparati agli animali da reddito e gli Allevamenti considerati Industrie insalubri. Tutto ciò è assurdo se si pensa che nelle nostre famiglie vivono milioni di cani e di gatti che sono ormai a tutto titolo “animali sociali” e non “cose”.

Il Consiglio direttivo della nuova Associazione, che resterà in carica 6 mesi per avviare le prime attività urgenti e la campagna di adesioni, è così composto: Attilio Presta (presidente), Giancarlo Graziosi (vice presidente e addetto stampa), Matteo Puricelli (segretario), Giorgia Sallustio (tesoriere), Andrea Masillo.

Il nuovo CD ha già predisposto un documento programmatico per far conoscere nel dettaglio agli allevatori, associati e non, gli obiettivi e le priorità dell’azione della neonata Associazione

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