BENESSERE ANIMALE: L’EUROPA GALOPPA MENTRE L’ITALIA RESTA AL PALO

BENESSERE ANIMALE: L’EUROPA GALOPPA MENTRE L’ITALIA RESTA AL PALO

Riceviamo il Comunicato Stampa dell’Associazione Allevatori Cinofili

L’ Ue insiste sulla tracciabilità di cani e gatti e nel nostro Paese l’istituzione di una banca dati nazionale è ferma da quasi due anni

Roma, 20 giugno 2025 – L’Europa viaggia a grandi passi verso nuove e più moderne norme sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti mentre l’Italia è ancora ferma a leggi vetuste e inadeguate, e in alcuni casi a regi decreti del 1934. A denunciarlo, in una nota, è il Gruppo Allevatori Cinofili (GAC), prima associazione di categoria dedicata agli allevatori italiani, all’indomani dell’approvazione a larga maggioranza, da parte dell’Europarlamento di Strasburgo, del Regolamento europeo – integrato con gli emendsamernti della Commissione AGRI – relativo al benessere di cani e gatti e agli allevamenti.
Nel testo adottato, i deputati chiedono che tutti i cani e gatti nell’UE, oltre a vietarne la vendita nei negozi di animali, siano identificabili individualmente e obbligatoriamente tramite l’applicazione di un microchip e che siano di conseguenza registrati in banche dati nazionali poi interfacciabili in un unico e centrale sistema europeo. “Questa banca dati – rileva l’Associazione GAC – in Italia si chiamerebbe SINAC (Sistema Informativo Nazionale Animali da Compagnia) che avrebbe dovuto essere operativo da dicembre del 2023 e che invece, anche se pronto da tempo, il Ministero della Sanità ha bloccato dopo la protesta di gran parte del settore e delle Regioni. Questo perché tale strumento operativo era legato a un Decreto Legislativo (il n.134/2022) che recependo una precedente direttiva europea, inseriva anche delle modifiche, non richieste, anticipando, ma in modo più restrittivo, quanto previsto dal futuro Regolamento Europeo sugli allevamenti degli animali da compagnia. Un intervento a gamba tesa, dovuto a una mancanza di visione e di conoscenza del settore, che ha finito per gettare nel caos l’intero settore già provato da una miriade di normative a carattere regionale e comunale spesso in conflitto tra loro”.

E questo, sottolinea l’Associazione, non è l’unico esempio di arretratezza rispetto agli standard europei. In Italia, infatti, gli allevamenti di animali da compagnia sono considerati come “Industrie insalubri” di primo livello, proprio in virtù di un regio decreto del 1934 e ancora in vigore, perchè all’epoca concepiti all’interno del comparto agricolo e sottoposti a regole sanitarie relative agli animali da reddito. “Proprio per questo – annuncia Attilio Presta. presidente dell’Associazione – nei prossimi giorni lanceremo una campagna di raccolta fondi tra gli allevatori per sostenere un ricorso al Tar che cancelli questa stortura e riporti l’allevamento dei cani di razza nell’ambito di più moderne concezioni. Il cuore di tutto – conclude Presta – è il benessere del cane. Non possiamo più accettare normative che lo trattino come bestiame da reddito. La selezione etica, la valorizzazione zootecnica, il rispetto dell’etogramma, della genetica e dei bisogni primari dell’animale devono diventare la base. Serve un cambio di paradigma: non è l’allevatore al centro, ma il cane. L’Europa sembra averlo capito. L’Italia no e così rischia di rimanere isolata, creando ancora più danno agli allevatori in un settore che non si è mai voluto regolamentare e dove i nostri competitors europei potranno sfruttare molte più opportunità”.

email: gruppoallevatoricinofili@outlook.com

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