Il pesce leone, più noto in Italia come pesce scorpione, non è una specie tipica del Mediterraneo; è una specie aliena invasiva che si sta diffondendo nel sud-Italia.
È bene fare attenzione alle sue caratteristiche morfologiche per poterlo riconoscere, in quanto è un pesce pericoloso per l’uomo. Il veleno di questo animale può causare gonfiore, forte dolore, paralisi e problemi neuromuscolari.
Penserete quindi di dover scappare alla vista di questo pesce in mare, in realtà il pesce leone non attacca nemmeno le prede di cui si nutre, ma aspetta pazientemente che queste siano abbastanza vicino per mangiarle; dunque, se non lo infastidite, potrete ammirare questo animale in tutta tranquillità.
Medici ricercatori stanno inoltre studiando il veleno di questa specie, poiché sembra avere effetti antitumorali e quindi utili nella ricerca contro il cancro. Non solo è in grado di indurre la morte delle cellule tumorali, ma sembra fungere da antiossidante come prevenzione della malattia.
Dobbiamo però ricordare che l’arrivo di questo pesce nelle nostre acque non è positivo, anzi crea grossi danni all’ecosistema marino e alla pesca; è necessario, dunque, che l’uomo intervenga per proteggere il Mediterraneo e contrastare la diffusione di specie aliene.
Distribuzione ed espansione geografica
Pterois miles (Bennett, 1828), comunemente noto come pesce leone, è una specie ittica appartenente alla famiglia Scorpaenidae, originaria dell’Oceano Indo-Pacifico dove è distribuito dal Mar Rosso a Sumatra. È presente anche nel Mar Mediterraneo, dove è arrivato molto probabilmente dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. La prima registrazione di questa specie nel Mediterraneo risale al 1991, quando un singolo esemplare è stato registrato dalla costa levantina.
I primi segni di un aumento dell’espansione, inizialmente lenta, sono stati documentati a Cipro, quando numerosi esemplari sono stati registrati nel periodo 2013-2015. Ne è seguita un’espansione sostanziale sia in termini di abbondanza che di spazio e P. miles si è diffusa in molte aree costiere, tra cui Turchia e Grecia a nord e Tunisia e Italia. Successivamente, avvistamenti del pesce leone sono stati registrati in Adriatico presso Lecce (Italia) e sulla spiaggia di Dhermi (Albania) nel luglio 2019 e a Torre Canne presso Brindisi nell’agosto 2020.


Anatomia
La testa è relativamente piccola, la bocca grande, gli occhi sporgenti, sormontati da due escrescenze. Il pesce leone ha la fronte alta, il dorso curvo, mentre il ventre è più piatto. Il corpo si restringe verso il peduncolo caudale, che precede una coda piuttosto larga, tondeggiante.
La livrea che ricopre il corpo è a strisce tendenzialmente verticali marroni e bianche, alcune sottili e altre più larghe; così come le pinne. Questa sua sgargiante colorazione a strisce rosse serve come avvertimento sia per i subacquei che per i potenziali predatori. Raggiunge una lunghezza massima di 38 cm.
Pterois miles e P. volitans sono morfologicamente simili e si distinguono nel loro areale di origine in base alla meristica, con P. volitans che presenta un numero maggiore di raggi della pinna dorsale e anale rispetto a P. miles. Questa differenza è stata documentata da Schultz (1986), che ha riferito che P. miles si trova nel Mar Rosso, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano (esclusa l’Australia occidentale), mentre P. volitans si trova nel Pacifico occidentale e centrale e nell’Australia occidentale. Solo di recente, grazie a studi genetici, sono state riconosciute come due specie distinte. Per distinguerle con certezza occorrono analisi genetiche.
Riproduzione
Gli Pteroini, tra cui P. miles e P. volitans, hanno una riproduzione di tipo sessuale con sessi separati; maschi e femmine presentano un dimorfismo sessuale. Il corteggiamento del pesce leone, che comprende il girotondo, l’avvolgimento laterale, l’inseguimento e la guida, inizia poco prima del tramonto e si prolunga fino alle ore notturne.
Dopo la fase di corteggiamento, la femmina rilascia due masse di uova galleggianti che vengono fecondate dal maschio e risalgono in superficie. Le uova e i successivi embrioni sono legati da un muco adesivo che si disgrega entro pochi giorni, dopodiché gli embrioni e/o le larve diventano liberi di galleggiare.
Non si conosce la stagionalità della riproduzione dei pesci leone nel loro areale di distribuzione. Gli studi effettuati suggeriscono che i pesci leone si riproducono durante tutte le stagioni dell’anno. La dispersione del pesce leone avviene presumibilmente durante la fase larvale pelagica, durante la quale le larve possono essere disperse su grandi distanze. Ad esempio, le uova di pesce leone rilasciate alle Bahamas sono in grado di disperdersi nel New England attraverso la corrente del Golfo.
Il veleno
I pesci leone sono velenosi e le loro spine contengono ghiandole velenifere di tipo apocrino. Ogni spina del pesce leone (tranne le spine caudali) è velenosa e comprende 13 spine dorsali, tre spine anali e due spine pelviche. Le spine sono racchiuse in una guaina tegumentaria o pelle e contengono due scanalature di epitelio ghiandolare che comprende il tessuto che produce il veleno.
L’avvelenamento del pesce leone si verifica quando la guaina tegumentaria della spina dorsale viene depressa mentre entra nella vittima. Questo processo lacera il tessuto ghiandolare, permettendo al veleno di diffondersi nella ferita. La tossina del veleno del pesce leone contiene acetilcolina e una neurotossina che colpisce la trasmissione neuromuscolare.
È stato riscontrato che il veleno del pesce leone provoca effetti cardiovascolari, neuromuscolari e citolitici che vanno da reazioni lievi come gonfiore a dolore estremo e paralisi delle estremità superiori e inferiori. L’antiveleno del pesce pietra (Synanceia ssp.) è altamente efficace nel neutralizzare anche l’attività del veleno del pesce leone.
Alimentazione
Il pesce leone caccia di notte usando le sue pinne pettorali simili ad ali per intrappolare le sue prede di pesci, gamberi e granchi contro la barriera corallina.
Si nutre di diversi taxa di pesci bentonici, tra cui castagnole, pesci cardinali e anthias, ma anche invertebrati. Le valutazioni sull’alimentazione dei pesci leone invasivi suggeriscono che questi animali sono in gran parte piscivori, ma si nutrono anche di una serie di crostacei.
I particolari taxa di maggiore importanza nella sua dieta variano probabilmente in base al tipo di habitat e alla disponibilità di prede.
Lo stomaco dei pesci leone può espandersi di oltre 30 volte in volume dopo aver consumato un pasto abbondante. Questa capacità supporta l’ipotesi che i pesci leone fossero in grado di digiunare a lungo e dimostra la loro capacità di resistere senza cibo per periodi di oltre 12 settimane senza mortalità.
Curiosità medico scientifiche
Il veleno del pesce leone contiene effetti antitumorali, epatoprotettivi e anti metastatici nei topi, suggerendo una promettente applicazione per la ricerca sul cancro.
A seconda dei risultati di questa ricerca e della conseguente domanda di veleno di pesce leone, la bioprospezione del veleno di questa specie invasiva potrebbe contribuire allo sviluppo di una pesca selettiva.
È stato dimostrato che il veleno del pesce leone provoca l’apoptosi delle cellule tumorali epiteliali HEp2 (cancro della laringe) e HeLa (cancro della cervice). Non solo è in grado di indurre l’apoptosi delle cellule tumorali, ma anche di fungere da antiossidante come prevenzione del cancro.
Una specie aliena
A livello globale, le specie invasive o specie aliene sono in aumento a causa dei cambiamenti ambientali indotti dall’uomo e spesso causano danni ecologici alle aree che invadono.
Nel 1869 il Canale di Suez ha aperto un nuovo passaggio per gli organismi marini che si spostano tra il Mar Rosso e il Mediterraneo, sia attraverso le correnti che trasportano le larve pelagiche, sia attraverso il movimento degli adulti attraverso il canale. Sebbene il canale sia aperto agli spostamenti da entrambe le direzioni, le specie migrano principalmente dal Mar Rosso al Mediterraneo a causa della direzione delle correnti e della maggiore flessibilità dell’habitat e della biodiversità degli organismi originari.
Una di queste specie, il pesce leone (Pterois miles), è stata avvistata raramente nel Mediterraneo fino al 2012, quando gli avvistamenti hanno iniziato ad aumentare e il loro. Il rilascio di pesci leone dal commercio di acquari in Florida, negli Stati Uniti, ha permesso la loro diffusione in tutto l’Oceano Atlantico occidentale e nel Mar dei Caraibi con numerosi effetti dannosi sulle comunità autoctone del luogo, tra cui la riduzione della biodiversità, il deterioramento della barriera corallina e la perdita economica nell’industria della pesca.
La loro rapida espansione è stata attribuita a caratteristiche quali l’elevata fecondità, gli aculei velenosi, la dieta generalista e la flessibilità dell’habitat. Gli studi sui pesci leone del Mediterraneo hanno rivelato che, analogamente a quelli dell’Atlantico, questi pesci invasivi sono più grandi delle loro controparti autoctone, hanno alti tassi di riproduzione durante tutto l’anno e predano un’ampia gamma di pesci, tra cui alcuni importanti dal punto di vista economico nella zona.
Credits
Foto subacquee: Andrea Astore
Bibliografia
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